Musica e Canto nella Liturgia

Il canto, assieme a tutti i suoi connotati, è un linguaggio tipicamente umano.

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La scelta dei Canti.

In questi ultimi anni sono stati pubblicati circa 1000 brani all’anno. Pur essendo presentati da autori ed editori come canti “liturgici”, non sempre rispondono alle genuine attese dell’arte musicale e della riforma liturgica.

Accanto a una produzione di lodevole fattura e di chiara destinazione celebrativa, sono state diffuse anche molte “canzoncine” melliflue, deboli come testo letterario e come impianto musicale. E infatti, molte di esse, hanno avuto la durata di una stagione e sono cadute come foglie secche. Altre, però, sono purtroppo entrate nell’uso liturgico perché “orecchiabili” e più vicine alla musica leggera.

Come orientarsi in questo “mare magnum” di tante composizioni? Evidentemente, non ogni canto “religioso” è adatto alle celebrazioni liturgiche. Alcuni possono essere utili per incontri di catechesi o per introdurre un dibattito a tema. La Liturgia non può diventare il sacco contenitore di tutto. Per questo motivo, già dagli anni ’70, da più parti, si è chiesto di iniziare a formare un repertorio-base a carattere nazionale.
Nel 2009, l’Ufficio liturgico nazionale ha pubblicato un grosso volume di ben 384 canti, selezionati diligentemente da una équipe di musicisti, liturgisti e pastori.
I criteri seguiti per la scelta sono stati: «la verità dei contenuti in rapporto alla fede vissuta, la qualità dell’espressione linguistica e della composizione musicale, la cantabilità effettiva per un ’assemblea media».
Certo, riconoscono i vescovi, l’insieme dei 384 canti proposti, non è in grado di venire incontro a tutte le esigenze locali né intende soppiantare canti già in uso e neppure impedire che vengano prodotti e messi in circolazione nuovi canti. Infatti, questo repertorio, non è chiuso e definitivo, ma aperto a nuovi contributi e pertanto dovrebbe essere periodicamente aggiornato.
In buona sostanza, dovendo programmare la componente musicale di una celebrazione, quali criteri seguire per scegliere i canti adatti?

I brani vanno scelti in riferimento:

a. alla Parola di Dio: perché essi ne sono un commento e una risposta;
b. all’assemblea celebrante e al gruppo guida, tenendo conto delle loro effettive capacità canore e del loro repertorio;
c. al tempo liturgico: alcuni brani dovrebbero diventare una specie di “sigla” tipica di un determinato tempo, così come, quando si usava il gregoriano, “Rorate, coeli” era specifico per l’Avvento o “Attende, Domine” era tipico della Quaresima;
d. Al giorno liturgico: altro è Ognissanti altro Pentecoste o l’Assunta;
e. Al momento liturgico: il canto d’ingresso o quello finale non possono essere di genere meditativo, o quello per la presentazione dei doni dovrebbe effettivamente esprimere il gesto dei fedeli o del sacerdote; quello di comunione non può essere semplicemente un canto qualsiasi, ma un brano tipicamente eucaristico-conviviale.
Se un brano non risponde a questi criteri, anche se è in sé bello e dolce, in realtà è estraneo alla celebrazione; inserendolo in essa risulterebbe un elemento distraente, di disturbo e non farebbe un’azione in favore del popolo.
Si badi, altresì, che i brani da cantare siano in sintonia con altri elementi del vissuto celebrativo: il recitato, il silenzio, interventi di strumenti musicali, in modo da evitare una giustapposizione di tanti frammenti o la preminenza di un orfico linguaggio celebrativo: tutto suonato, tutto cantato, tatto recitato. Ma, soprattutto, che il popolo canti!

Tipi di canto che intervengono nella Liturgia.

La forma classica di canto è l’Inno o corale; è la forma più completa di canto, forse anche la più festosa. Qui parole e musica sono fuse insieme, hanno la stessa importanza sia per il contenuto sia per la forma. Qualcuno ne ha contati 35.000.

L’inno trova molte possibilità di collocazione liturgica: all’inizio della Messa o delle Ore, alla presentazione dei doni, alla Comunione, alla fine, nelle celebrazioni della Parola.
Per evitare di stancare il popolo, si può alternare esecuzione delle strofe tra solisti e popolo.

Un ’altra forma di canto, di intervento efficace, è l’acclamazione, ovazione, clamore ordinato. Ordinariamente coronate in una o più parole sonore (Alleluia, Osanna, Amen, Deo gratias, Gloria a te, Signore), nelle quali la via fonetica ha maggiore importanza della parola in sé. L’acclamazione è un’espressione collettiva, concisa e intensa, carica di emozione: vuol dire soprattutto l’entusiasmo, la gioia. Gino Stefani la definisce “una forma educata di grido”. Ne abbiamo diverse nella Liturgia: Amen, Alleluia, Lode a te, o Cristo, Rendiamo grazie a Dio e simili, come le prevede il nuovo Messale alla fine del Vangelo. L’acclamazione, evidentemente, andrebbe sempre cantata, altrimenti perderebbe di efficacia, sarebbe come “un petardo bagnato”.

Il canto di meditazione: mentre l’inno e l’acclamazione portano soprattutto a esteriorizzare il nostro sentimento, il canto di meditazione invita a interiorizzare un gesto, una parola, una celebrazione. È un tipo di canto da valorizzare, anche perché nella nostra società attuale siamo portati più alla esteriorizzazione che alla concentrazione e al silenzio, condizioni queste indispensabili per consentire alla Parola di Dio e a tutta l’azione liturgica di penetrare in noi e trasformarci lentamente. Senza silenzio e meditazione la Liturgia potrebbe scadere nell’attivismo e nel formalismo, con risultati di santificazione scarsi o addirittura nulli.

Un canto di meditazione è il Salmo responsoriale, il cui ritornello, soprattutto se cantato, si imprime nell’animo e rimane come messaggio centrale della Liturgia della Parola, commentato dalle strofe del Salmo recitate o cantillate.

Si vanno lodevolmente diffondendo i “canti sulla parola”, in cui vengono ripresi e quasi commentati i contenuti della Parola di Dio. Ad esempio il primo novembre, dopo la Comunione, non si potrebbe cantare, come canto di meditazione o canto sulla parola, un brano che riproponga le beatitudini, il cui testo qualifica la Liturgia del giorno?

Un altro tipo di canto nella Liturgia è la proclamazione lirica o cantillazione. L’inno è una bella composizione, un vero brano musicale con parole adatte. L’acclamazione è una risposta concisa ed entusiasta. Il canto di meditazione è una ripresentazione poetico-musicale del messaggio della Parola. Proclamare significa porgere un testo a un’assemblea di ascolto e porgerlo con fede profonda, perché non è mio patrimonio o sentimento, ma un messaggio che viene da Dio, una proposta di salvezza. Molte volte, però, la proclamazione di un testo ha in sé una tale gioia, una tale sintonia, una tale partecipazione, che si sente il bisogno del canto, se mai appena appena accennato, una melodia semplicissima, quasi un modulo recitativo con qualche inflessione. Allora la parola non è più semplice comunicazione, che soltanto rievoca un fatto, ma lo rende presente: la parola non solo dice, ma, con la potenza dello Spirito realizza quanto annuncia.

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